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martedì 7 aprile 2020

SOGNI NEGATI

SOGNI NEGATI

Un altro sogno, fatto di sprazzi e brandelli. Mio fratello licenziato in tronco che stringeva in pugno la cornetta scollegata o tranciata da un vecchio telefono di rete, non si capisce.
Blaterava qualcosa sull’ingiustizia e sull’indipendenza muovendo le labbra ma il suono della sua voce proveniva dal trasmettitore impugnato. Tornammo a casa fino all’atrio mentre la luce svaniva e spinta la porta d’ingresso notai tre buste nella buca delle lettere.
Due sembravano senza importanza ma la terza conteneva un invita per una festa speciale.


Al mio risveglio nella cella non ricordavo altro ma ma rimasi teso e nervoso per il resto della mattinata. Non erano in programma ulteriori prove, esami o controlli.
“Non cercate di cambiare o trascorrerete qui tutta la vita” è la frase verniciata sul muro grande della sala mensa. Forse dovrei arrendermi alla condizione di prigioniero, accettare gli ultimi quattro anni e smetterei rifugiarmi nel passato. Qui si peggiora. Non abbiamo rapporti, non cerchiamo contatti. Confidenze e approfondimenti non sono che ricordi sbiaditi, ogni giorno più trasparenti. Qualcuno è già regredito.
Non io. L’imbarazzo non mi abbandona anche quando la fiducia se ne è andata. Sostenere una conversazione normale, fatta di parole e frasi pronunciate a voce  qui viene percepito come contro natura. Ma non mi arrendo. No.

martedì 21 gennaio 2020

-


79067

Oggi come ieri si prospetta una giornata infruttuosa, il che non è strano.
Sono stato molto stanco fin dalla mattina e non ho combinato nulla, ma del resto non c’è da stupirsene. Tra le mura grigie di una cella le prospettive sono poche.
Tutto cominciò per gioco in un tripudio di fiducia e di aspettative andate deluse dal momento in cui divenne chiaro che avevo perso la sfida. Lo rimpiango.  Non lo rimpiango.
Non si capisce nulla, vero? Abbandonarsi all’abbandono per chiudere con il mondo esterno, accettare di entrare in una scatola senza uscita, come un cassetto chiuso con quattro mandate.
Non c’è nient’altro. Nessun futuro. Prese di posizione differenti, punti di vita alternativi, l’eterno ritorno dell’uomo che detta legge ma non la rispetta avanzeranno pretese man mano con l’età ma senza modificare il patto. Qui tutto è buio intriso di libertà sussurrate.
*
Niente che valga la pena di ricordare.

lunedì 6 gennaio 2020

Senza Titolo


SENZA TITOLO

Questa mattina sono stato assalito da una sgradevole sensazione di impotenza.
Mi sono reso conto di certi bruschi problemi di comunicazione tra le persone e mi sono anche vergognato per la mancanza di coraggio e per l’indolenza che ci hanno colpiti con insistenza persino quaggiù.
Ho ricevuto la posta e c’era un invito. Una nota allegra nel grigiore della prigione. Sono forse così assuefatto da non notarlo più? E’ inutile.
Fuori tutti avranno tante cose da fare, compiti da terminare, azioni da svolgere. Ma qui no.
Ci limitiamo a immaginare il trascorrere del Tempo. A sentirlo. La necessità del contatto svanisce presto dopo l’isolamento. Nessuno si è fatto degli amici.
Meglio lasciar perdere le corrispondenze con il mondo esterno. Anch’esso progetta sempre meno. Pochi futuri si intersecano, sempre meno numerosi e più moderati. Come priorità di qualcun altro, così nessuno è felice e non fa nulla.

martedì 15 ottobre 2019

007


0 79642 - 007

Ho riletto la posta cento volte. Non ce n’era bisogno ma l’ho fatto comunque. 
E’ un furto. Non è la mia, non ne ricevo.
 Questo luogo è fuori posto, fuori dal tempo. Non vediamo altre persone. Non ci sopportiamo tra noi. Non siamo mai soli, così sorvegliati. Eppure lo siamo.
 Assomiglia a una scelta consapevole, questa della solitudine prolungata. La realtà intorno sfuma, si confonde con ricordi non miei attraverso le confidenze scritte a penna da una sconosciuta a un altro detenuto che loro malgrado ora conosco meglio di se stesso.
 Eppure è ancora il letto il mio confidente e il mio compagno di cella. L’oggetto del mio riposo avvolge la preda con le sue corde invisibili fatte di spossatezza e rassegnato torpore.
 L’immediatezza che provavo nell’agire di notte in fuga dagli inseguitori, dai cani e dalle guardie non è che un lontano ricordo, il suo posto nel mio cervello occupato da elucubrazioni sempre più sguscianti. Perché nessuno mi scrive?
 Ho davanti venti anni di vita da recluso e non un volto con il quale colloquiare quando uscirò.
 Il mio vicino di cella prega tutte le notti ma non capisco le parole. E’ un mormorio che non approda a nulla, all’apparenza senza capo né coda. Prova angoscia, si dispera, ha la nausea, cede al dolore e aspetta una risposta. La sua e la mia singolarità non entrano mai in contatto, non condivide con me le sue sofferenze e ne ha ben donde.
 Forse ci si potrebbe compatire a vicenda nell’attesa di una luce che ci guidi in questo labirinto buio fatto di attese. 
Gli altri ne parlano: c’è un tunnel nero che serpeggia tra i corridoi attraverso le porte blindate, gli allarmi e le telecamere, un corridoio di possibilità intersecate coi decimi di secondo, i ronzii dei servomotori e le tensioni basse della luce blu. 

C’è un modo per scappare.

venerdì 22 marzo 2019

4 - 3 Nessuno


Nessuno

Passeggiato.
Letto libro.
Piazza.
Panchina.
Bello.
Ricordo.
Recuperata parte della perduta sensibilità non ci importa più del resto. Per quanto ci sforziamo non è possibile interrompere l’isolamento qui dall’interno: 
le sbarre sono troppo spesse, ci sono troppe guardie, non c’è abbastanza luce e non filtra rumore alcuno.
Non ci importa di nessuno, eppure io so che ne verrà qualcosa di buono. Me lo sento nelle ossa anche se non posso esserne certo.
Questo moto costante di oscillazione tra noia e bisogno, tra l’ansia e l’attesa, tra smania e dolore a cui nessuno sfugge qui è legge di natura. Nessuno sfugge. Nessuno fugge.
Lo spazio che non possiamo vedere è ancora e sempre sopra e sotto di noi?
Vuoto. Nero. Infinito, con o senza la sua stolida luna.
Nessuna religione, nessun miracolo, nessun sogno, nessun mistero.
Resta soltanto la Scienza.
Scientia.
Non c’è proprio niente di illogico se persino il caos è imbrigliato da formule matematiche.
Sempre le stesse, così noiose.
Perciò i sentimenti? Provocati da sbalzi chimici corporei controllabili, dicono.
Un’iniezione e non ne resta nulla, secondo l’inserviente in infermeria.
Ma la malinconia non è la cura.

mercoledì 13 marzo 2019

NERO punto Uno punto Dieci


NERO .1.10

Pioveva.
Chi è felice solo quando piove?
Ho indossato i miei soliti abiti neri, messo gli stivali e infilato l’impermeabile, poi ho preso l’ombrello (nero) e sono uscito.
Breve il tragitto. Quando ha smesso di sgocciolare mi sono incamminato verso est, verso i Boschi.
La passeggiata sembrava il modo migliore per raggiungere il mio stato d’animo prediletto.
Descriverlo è molto difficile, occorre esserne partecipi.
E’ splendido contemplare il profilo di case ossessionate nella collina buia e la strada che scintilla e serpeggia mentre gli alberi piangono. Da lontano, i fari dei lampioni perdono la lotta contro la Notte.
Perdono sempre.
Cammino e un vecchio cane bagnato mi accompagna in silenzio. I tacchi echeggiano sull’asfalto luccicante.
Ecco, è in quei momenti che mi sento bene.
Manca qualcosa. Manca qualcuno. Però mi sento bene.
Cos’è l’impossibile?
Passeggio. Rifletto. Queste le condizioni del solitario, come il paesaggio; che aspetta, riflette e si moltiplica.
Se osservati da certi occhi tutti i luoghi si assomigliano:
Providence.
Cross Plains.
Recanati.
Persino questo posto senza nome.
Ho capito, o meglio ho intuito quale postilla vada aggiunta al grande caos che costituisce il Pensiero: nessuno è felice, però ci si avvicina se si regala la possibilità di diventarlo.
La preclusione alla Felicità è frutto dell’errore, quel grande errore che fa confondere i sogni a occhi aperti con l’incubo della realtà, che poi divenne anche il nome della band (Nightmare Dreamer).
Riuscire a tenere separati questi due aspetti garantisce l’unica scappatoia per fuggire l’Assoluto.
Eppure eccomi cui, insoluto e fuggitivo e pronto a errare all’infinito finché non sarò divenuto il mio peggiore anche se piccolo nemico. Tanta considerazione di sé poteva (doveva?)  chiudere un capitolo, ma quando ce ne sarà un altro?  A che scopo?
Non mi va di fare nulla. Non trovo il fuoco del pendolo.
Trovo soltanto le differenze però vorrei non averle notate.

martedì 19 febbraio 2019

A Rovescio


Umanesimo a rovescio:

“ci sono solo io”

Ho appena terminato di leggere le vecchie lettere, molto belle, che mi ha spedito A.C. a partire da un anno fa. Pensavo di ritrovare qualcosa che avevo dimenticato ed è andata proprio così.
Forse ho fatto bene ma se non avessi osato sarebbe stato meglio,
infatti mi rendo conto che tutti i progressi degli ultimi sei mesi sono già andati perduti; sono bastati quindici giorni di solitudine autoimposti dopo la morte di Barbara. La parte peggiore è che SO di sbagliare ma mi sono arreso comunque.
Trascuro gli hobbies. Mi rimangono i libri di letteratura e dintorni.
Trascuro gli amici.
Sto demolendo man mano le relazioni extrafamiliari. E’ vero anche che dopo il servizio militare sarebbe stato difficile riprendere le fila dei vecchi rapporti, fattisi sempre più labili.
Perciò esco poco, non parlo con le ragazze per molti giorni di fila. Snobbo gli inviti; saluto da lontano; mi fermo appena a scambiare due chiacchiere per poi fuggire via alla svelta. Sempre meno persone mi cercano e perlopiù non mi faccio trovare.
Cancellare una vita è molto più facile che ricostruirla. Spero anche di poter trovare un lavoro solitario di modo da essere a contatto con il minor numero possibile di persone.
In famiglia non c’è molto di cui parlare ma purtroppo bisogna ancora sottostare a una strana legge di equilibri interni. E’ noioso. Allora me ne rimango a letto a dormire.
Questo avevo dimenticato, ma A.C. me lo ha fatto ricordare: come fare per mettermi da parte.
Quanto tempo passerà prima che fugga anche i rapporti epistolari e così anche lei, tradendo la nostra amicizia?
Ieri ho gettato nell’immondizia ammennicoli e ricordini dei miei primi tredici (13!) anni di vita. Nel compiere quell’operazione mi è parso di provare un piacere perverso mescolato al disgusto per il mio passato.
Sto rifiutando me stesso, un pezzo per volta.
Non ci sono basi per il futuro ed è stupido demolire così il passato. In questo modo infatti mi renderò più vuoto, tediato, brutto e cattivo che mai; più di quanto sia mai stato.
E mi domando ancora: perché?
Ma la causa e dunque la colpa ricadrà su di me solo.
L’unico a rimetterci e a pagarne il prezzo sarò io.
Ho deciso e attuato da me medesimo la Fine. Nessun altro verrà coinvolto.
A.C. Mi ha scritto più volte che a lei IMPORTA di tutto ciò. Che significa? Si tratta forse di vera amicizia? O non vuol dire altro che due anime simili nel vuoto della vita si sentono meno sole? Io però mi ripeto che il mio peggio ancora deve giungere…

👤 PS: questa sera provo paura. Il timore tangibile di infilarmi sotto le 
                  lenzuola solo con i miei pensieri 

lunedì 11 febbraio 2019


L’ANIMA D’ANNATA

Cod. 79910425

Va male.
Non fa male.
Ci sono!
Non ci sono molte cose che ci rendono amareggiati quanto una delusione.
Si parte.
Si è parte di un particolare evento che all’apparenza non ha importanza, tanto da non meritare la minima attenzione.
Eppure è come accorgersi che c’è sempre qualcosa che sfugge dallo sguardo d’insieme se distogliamo lo sguardo da quel particolare, come quando con la coda dell’occhio pare di scorgere una spia che ci osserva.
Questa sera cerchiamo di riprenderci dall’apatia battendo con le tazze di peltro contro le sbarre d’acciaio. E’ un metodo che in passato ha funzionato,  forse grazie al ritmo tribale intonato dal vibrato.
Prima però ho letto e riletto l’ultima lettera.
Cercavo di riavere indietro parte delle sensazioni provate alla prima lettura.
Stavolta no. Ci siamo allontanati. Poi contrastati.
Ancora quell’inquietudine. Poi l’apatìa. Inquieto e non attivo.
Quando il tempo dello spirito è troppo lesto, bruciamo le tappe senza sforzo per poi bloccarci e approdare a un punto morto e poi di nuovo via, in questa ottusa corsa forsennata.
Scalata mentale.
E’ orribile.
Chi ci controlla dall’involuzione? Procediamo per errori come in un esperimento come topi in gabbia. Un peso invisibile ed etereo ci opprime tutti. Fuggiamo l’Altro.
Rischiamo così dall’atto della Creazione. Ogni singolo pensiero dà la forma di una realtà nuova ma  dal decorso inevitabile, malata. Forse per questo anche qui sotto sta dominando la distrazione anziché la fuga.
Fuggiamo dall’eterno che è il nostro tempo interiore. Vale per la dannazione O per il paradiso.
Ma non per entrambi.
Ma che cos’è questo lezzo?!
Volute di fumo aleggiano dalla cella di fianco e viziano l’aria, ma non all’improvviso. E’ un processo lento, testato. Qualcuno sta bruciando qualcosa. Farà scattare l’allarme!
Ma non le nostre anime. Stanno ferme, loro.

lunedì 28 gennaio 2019


LETTO 7991442

La vita fa schifo.
O meglio, la MIA vita fa schifo.
Niente lavoro, niente soldi.
Però con così tanto tempo libero nel corso della giornata non ho di che lamentarmi.
Il fatto è che a venti anni forse dovrei essere più tranquillo, invece RESTO apatico, quasi del tutto privo di passioni  e di reale interesse per qualcosa.
Mi rifugio nella lettura, nella creazione di nuove storie  e soprattutto nel conforto orizzontale del mio letto freddo. Letto e riletto.
E’ davvero questo che voglio nella vita?
Purtroppo, sì.
La paura che la mia attuale condizione cambi in modo repentino è angosciante.
Paura di fallire, di venire costretto da un distorto senso del dovere a fare cose per cui non provo il minimo interesse.
Sto rifiutando un’altra volta i risultati sempre più scarsi e insignificanti che avevo ottenuto dopo che mi ero convinto a reagire un po’ di mesi fa, appena dopo la cattura.
Prendevo le distanze da chi mi circonda: familiari, conoscenti, amici, ragazze, vicini.
Sono rimasti solamente gli altri prigionieri della Struttura.
Mi piacerebbe trovare qui la vera solitudine. Allora non dovrei più temere nulla.
Ma è troppo difficile e credo di non essere ancora pronto.
Almeno mi resta il letto. Aveva ragione Marcel Proust: sotto le coperte è possibile trasformare la sofferenza, scomporla in elementi diversi e magari trarne ispirazione.
Invece secondo S. A. Kierkegaard vivere un’esistenza di Poeta è triste.
Sono d’accordo, eppure provarci qui significherebbe peccare di presunzione.
Allora attendo laggiù tra le lenzuola grigie su delle molle sconnesse  nascoste nel vecchio materasso straziato. Gracchiano nel buio, unico compagno notturno sempre lontano dagli occhi delle guardie.
Quanta potenzialità rimane inespressa in una insonne notte orizzontale?
La fantasia che corre senza freni, pericolosa e imprevedibile. Crudele realismo tra le pieghe sussurrate di un’utopia sfuggente; sogni di giustizia e cedimento verso piaceri rifiutati in cambio di supplizi e atti di dolore.
Sarebbe Amore o Morte? Non sia mai: soltanto amore fuori ma qui solo dolore.
La Morte non è per noi umani. Quel Dio che nessuno vede non la concede.
In nessun caso.

giovedì 15 novembre 2018

3 - 3 La Somministrazione


-_-  Non va  -_-

Non va non va non va.
La dottoressa nera chiede una riflessione inedita: quali rischi ha comportato l’assunzione dei farmaci proibiti? Provare ad assumerne ancora è un azzardo calcolato.
Medicine per l’identità: inizi a correre coi pensieri intorno alle idee, così veloce che tutto vortica sempre più forte fino al cerchio indistinto che è bianco come una tabula rasa. Però soltanto oggi ha ammesso che non era stato portato a termine il Primo Programma.
Quindi saremmo cavie per il Secondo? Ci ritroviamo a disegnare simmetrie immaginarie con gli oggetti appuntiti che le Guardie hanno smesso di sottrarci. Chiodi spuntati non tracciano che linee spezzettate sui muri delle celle ma tanto basta per sprigionare la serie infinita di losanghe che percorrono la nostra dimensione, quel cubo di due per tre metri da cui si cerca sempre di scappare. La pausa per i pasti è l’unica occasione di convivio ma non parla nessuno, persi come siamo nei viaggi della mente così ben fertilizzata. Ci controllano e noi ci controlliamo a vicenda.
Contiamo le linee e i punti, ripercorriamo con le dita tutti i solchi. Alcuni arrivano alle serie numerate, che contano e ricontano e ricontrollano all’infinito.
Quattro barrette dritte, una a traverso.
Quattro lineette storte,una di sbieco. Poi la conta dei corpi. Poi le decorazioni.
Novello Raffaello senza pennello lascia una firma sola, la riga nera.

lunedì 24 settembre 2018

VeraScatolaNera


🔲 VERA SCATOLA NERA 🔲

68125

CONTA!

Sono otto vertici; dodici spigoli; sei lati; sei sensi:

Buio per la vista
Freddo al tatto
Vuoto nel gusto
Polveroso all’olfatto
Silenziato dall’udito

Sesto Senso in isolamento.

Fuggire è IMPOSSIBILE
Morire è INUTILE
Fermarsi  NO.

MAI.
🔲

venerdì 7 settembre 2018

2 - 6 Oggi come ieri


2 – 6
Oggi come ieri

Mi sembra nonostante tutto che negli ultimi tempi il controllo verso l’esterno sia in costante aumento, specie nelle ultime settimane di osservazione passiva.
Famiglia. Parenti. Amici. Conoscenti. Vicini. Tutti dimenticati. Chi erano? Avranno cercato?
Penso di poter dire in tutta franchezza che la detenzione ha irrobustito il carattere, l’autostima e la determinazione. Mi sento MEGLIO.
Ma l’effetto speculare consta del fatto che gli ALTRI non sono ben disposti ad accettarlo.
E’ quasi come se il crimine in realtà avvenisse qui, dopo. Prendere ciò che non mi appartiene.
Non è arroganza, ma libertà. Libertà di sopprimere ogni pulsione in un ambito così ristretto perché siamo rimasti in pochi. Troppo pochi. Terminata la prigionia, che ne sarà di noi? 🙈🙉🙊