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lunedì 6 gennaio 2020

Senza Titolo


SENZA TITOLO

Questa mattina sono stato assalito da una sgradevole sensazione di impotenza.
Mi sono reso conto di certi bruschi problemi di comunicazione tra le persone e mi sono anche vergognato per la mancanza di coraggio e per l’indolenza che ci hanno colpiti con insistenza persino quaggiù.
Ho ricevuto la posta e c’era un invito. Una nota allegra nel grigiore della prigione. Sono forse così assuefatto da non notarlo più? E’ inutile.
Fuori tutti avranno tante cose da fare, compiti da terminare, azioni da svolgere. Ma qui no.
Ci limitiamo a immaginare il trascorrere del Tempo. A sentirlo. La necessità del contatto svanisce presto dopo l’isolamento. Nessuno si è fatto degli amici.
Meglio lasciar perdere le corrispondenze con il mondo esterno. Anch’esso progetta sempre meno. Pochi futuri si intersecano, sempre meno numerosi e più moderati. Come priorità di qualcun altro, così nessuno è felice e non fa nulla.

lunedì 28 gennaio 2019


LETTO 7991442

La vita fa schifo.
O meglio, la MIA vita fa schifo.
Niente lavoro, niente soldi.
Però con così tanto tempo libero nel corso della giornata non ho di che lamentarmi.
Il fatto è che a venti anni forse dovrei essere più tranquillo, invece RESTO apatico, quasi del tutto privo di passioni  e di reale interesse per qualcosa.
Mi rifugio nella lettura, nella creazione di nuove storie  e soprattutto nel conforto orizzontale del mio letto freddo. Letto e riletto.
E’ davvero questo che voglio nella vita?
Purtroppo, sì.
La paura che la mia attuale condizione cambi in modo repentino è angosciante.
Paura di fallire, di venire costretto da un distorto senso del dovere a fare cose per cui non provo il minimo interesse.
Sto rifiutando un’altra volta i risultati sempre più scarsi e insignificanti che avevo ottenuto dopo che mi ero convinto a reagire un po’ di mesi fa, appena dopo la cattura.
Prendevo le distanze da chi mi circonda: familiari, conoscenti, amici, ragazze, vicini.
Sono rimasti solamente gli altri prigionieri della Struttura.
Mi piacerebbe trovare qui la vera solitudine. Allora non dovrei più temere nulla.
Ma è troppo difficile e credo di non essere ancora pronto.
Almeno mi resta il letto. Aveva ragione Marcel Proust: sotto le coperte è possibile trasformare la sofferenza, scomporla in elementi diversi e magari trarne ispirazione.
Invece secondo S. A. Kierkegaard vivere un’esistenza di Poeta è triste.
Sono d’accordo, eppure provarci qui significherebbe peccare di presunzione.
Allora attendo laggiù tra le lenzuola grigie su delle molle sconnesse  nascoste nel vecchio materasso straziato. Gracchiano nel buio, unico compagno notturno sempre lontano dagli occhi delle guardie.
Quanta potenzialità rimane inespressa in una insonne notte orizzontale?
La fantasia che corre senza freni, pericolosa e imprevedibile. Crudele realismo tra le pieghe sussurrate di un’utopia sfuggente; sogni di giustizia e cedimento verso piaceri rifiutati in cambio di supplizi e atti di dolore.
Sarebbe Amore o Morte? Non sia mai: soltanto amore fuori ma qui solo dolore.
La Morte non è per noi umani. Quel Dio che nessuno vede non la concede.
In nessun caso.

giovedì 20 settembre 2018

2 - 7 La Valutazione Sistematica


LA VALUTAZIONE SISTEMATICA

E’ ufficiale: www.lacameradeimisteri.org
Mai più pagina BIANCA.
Ventuno anni sono trascorsi , chiamiamo “post” le note sul diario che non è più segreto.
Non  ci avrei mai scommesso. Non ci avrei mai creduto.
La socialità che repressa tormentava con le sue difficoltà la mia seppur breve adolescenza oggi si veicola attraverso simboli colorati; le frasi si sono fatte brevi ma vanno condivise tra perfetti sconosciute, tenute ferme da ancore digitali fatte di filmati e fotografie.
 L’intimo è caduto, smembrato dal tessuto che per secoli imponenevano i comandamenti laici del nucleo familiare ormai imploso. L’intimo non vale più nulla.
Questo divario impreciso tra il passato prossimo e un prossimo futuro a tutto campo accresce il solco tra i vivi e i morti, i giovani e gli infermi. Digiuni d’informatica di base, profani restano e in più tagliati fuori nel migliore dei casi.
 “Informiera, mi sento male!” chiameranno dalla corsia d’ospedale. Ma non è assurdo né sbagliato.
Un averno avulso, senza firewall di guardia li (ci) attende e chissà quanti se ne saranno già andati, senza poter tornare.
La Scrittura automatica?
Le Parole in libertà?
I Ritagli di Burroughs?
I Tagli di Frigidaire?
Tutto masticato, ma con che difficoltà! Digerito a lungo e spesso anche male. Espulso e seppellito.
Infine, dimenticato.
O Dio. L’Oblìo.

mercoledì 5 marzo 2014

HPL 1

HPL - 1

Howard Phillip Lovecraft ha sviluppato la propria narrativa  a partire da fonti disparate, tra le quali occupano un posto di rilievo le fiabe raccolte dai fratelli Grimm e anche “Le mille e una notte”.
 Per inciso, anch’io quand’ero molto giovane lessi  entrambe le opere. Mi sono poi infatti ricomprato l’edizione super economica NCE delle belle fiabe arabe.
 HPL era appassionato di astronomia, in merito alla quale scrisse diversi articoli. Per quattro anni pubblicò un foglio periodico a essa dedicato.
 Già a sette anni legge N. Hawthorne (“Wonder Book”, “Tanglewood Tales”). In seguito si appassiona alle traduzioni in inglese dei miti classici: Bulfinch, Garth, Dryden, Addison. A quell’età incomincia a scrivere i primi racconti del soprannaturale.
 Affascinato dall’Inghilterra vittoriana, si sforza di assumerne lo stile di vita e ne adotta il datato vocabolario (Walker’s Dictionary, 1804). Il suo grande interesse per le scienze in genere è mitigato dal disprezzo per la matematica pura. La scoperta di E.A. Poe modifica la sua precoce passione per i solari miti greci. Decide comunque di cimentarsi con la poesia epica, resa attraverso caratteristici “decasillabi eroici”.
 Tuttavia, a ventun anni riprende la via della narrativa, per puntare soprattutto alla perfezione tecnica, in modo da trascrivere nel modo più fedele possibile le immagini vivide partorite dalla propria spiccata, nonché sfrenata,  immaginazione

IL DONO DELLA SINTESI

HPL ha sintetizzato attraverso una miriade di immagini più o meno accessibili (alcune delle quali, non fosse per la ridondanza di espressioni forse anche volutamente grevi , non sarebbero affatto prive di un certo gusto artistico) il senso di meraviglia dell’uomo mentre è dominato dall’angoscia. Si tratta di una visione distorta dentro e dietro ai quali non è possibile scorgere altro se non un meccanicismo implacabile, imperante, che sottrae spazio all’anima e ai sentimenti.