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martedì 7 aprile 2020

SOGNI NEGATI

SOGNI NEGATI

Un altro sogno, fatto di sprazzi e brandelli. Mio fratello licenziato in tronco che stringeva in pugno la cornetta scollegata o tranciata da un vecchio telefono di rete, non si capisce.
Blaterava qualcosa sull’ingiustizia e sull’indipendenza muovendo le labbra ma il suono della sua voce proveniva dal trasmettitore impugnato. Tornammo a casa fino all’atrio mentre la luce svaniva e spinta la porta d’ingresso notai tre buste nella buca delle lettere.
Due sembravano senza importanza ma la terza conteneva un invita per una festa speciale.


Al mio risveglio nella cella non ricordavo altro ma ma rimasi teso e nervoso per il resto della mattinata. Non erano in programma ulteriori prove, esami o controlli.
“Non cercate di cambiare o trascorrerete qui tutta la vita” è la frase verniciata sul muro grande della sala mensa. Forse dovrei arrendermi alla condizione di prigioniero, accettare gli ultimi quattro anni e smetterei rifugiarmi nel passato. Qui si peggiora. Non abbiamo rapporti, non cerchiamo contatti. Confidenze e approfondimenti non sono che ricordi sbiaditi, ogni giorno più trasparenti. Qualcuno è già regredito.
Non io. L’imbarazzo non mi abbandona anche quando la fiducia se ne è andata. Sostenere una conversazione normale, fatta di parole e frasi pronunciate a voce  qui viene percepito come contro natura. Ma non mi arrendo. No.

lunedì 17 febbraio 2020

FUGACE


79700 - FUGACE

Vale la pena di menzionare almeno uno dei curiosi sogni che ho fatto questa mattina prima di scivolare nel dormiveglia. L’episodio di un mistero risolto da me come aiutante di Sherlock Holmes in persona e di suo fratello Mycroft. C’era un quarto personaggio di cui però non ricordo nulla.
E così un macabro, misterioso piano ordito in segreto da tre uomini sconosciuti fu da noi sventato non senza difficoltà. C’era un maniero, o forse era un antico palazzo vittoriano. Infine la lotta con tanto di sparatoria  e di shuriken (!) lanciate avanti e indietro, nel corso della quale il mio apporto è risultato determinante. I malintenzionati oppositori venivano affiancati da sei diverse donne, tutte vecchie conoscenze: F, B, AM, D, L e A.
Eliminati i capi siamo giunti a un accordo, c’era una passerella sospesa o forse un pontile avvolto dalla nebbia su un lago e poi… nulla. Il sogno finisce qui.   

venerdì 5 aprile 2019

V


V. - Primo preludio

Uno qui comprende come va il mondo.
Il grado, l’onore e la gloria non danno la felicità.
Non esistono i mezzi per ottenerla. Essa è fuggevole, eterea, indistinta.
Questo è un mondo triste, gretto, popolato di individui meschini, arroganti, disperati e stolti.
Cosa resta se non la fuga?
Stanotte i sogni sono tornati.
La luce blu della cella li aveva scacciati, ma sono ritornati più vividi che mai.
Eravamo persi nella periferia spoglia. Solo prati incolti e poche case isolate. In fondo alla strada sorgeva una villetta nuova, il cui bianco spiccava nel grigiore circostante. Colpi di martello provenivano dall’interno di questa casa ancora senza finestre, non finita.
Una voce squillante mi chiama per nome, mi chiede di entrare.
Lascio gli altri per seguire la voce.
Appartiene a una giovane donna di bell’aspetto, affabile e cordiale.
La casa ha un cortile interno in cui mi conduce. Mi parla mentre le cammino a fianco.
Poi mi tocca.
Mi ritraggo. Ha le mani caldissime.
Le spiego che non sopporto di venire toccato, che in prigione non è permesso.
Ride divertita. Conosce un’amica che non è stata in prigione ma ha la medesima fissazione, mi racconta. Allora le faccio provare il tocco della mia mano gelida. E’ incuriosita.
Usciamo dal retro della casa ancora senza porte, da cui serpeggia un viottolo verso il torrente lì accanto. Percepisco una presenza nuova, diversa. C’è un’altra donna al mio fianco, diversa. Non è né bella né brutta. Insignificante è il termine più adatto per descriverla. Quella di prima è scomparsa all’improvviso.
La nuova venuta recita una cantilena sottovoce, come una nenia ripetita all’infinito. Racconta di segreti, sussurra di poteri arcani nascosti tra le pieghe delle parole dette a bassa voce. Ne isolo una sola dal fiume di frasi smozzicate che compone la sua tetra filastrocca: illusione.
Poi, il buio.  E un nome: Valander.
Chi è?
Anima tormentata, triste, cupa, maniacale, persecutoria, suicida, malinconica.
Incarna quest’ultima, la malinconia. Il pugnale che porta sempre con sé simboleggia la negazione.
Subì antichi riti. La maledizione della Mezza Vita. I pazzi che l’hanno cercata e che l’hanno infine ottenuta ora e per sempre sono infelici.
Nuove metafore serviranno. Per un nuovo linguaggio, che incanali il bisogno.
Che forma dare all’assenza, se poi manca il vuoto da riempire?

mercoledì 13 marzo 2019

NERO punto Uno punto Dieci


NERO .1.10

Pioveva.
Chi è felice solo quando piove?
Ho indossato i miei soliti abiti neri, messo gli stivali e infilato l’impermeabile, poi ho preso l’ombrello (nero) e sono uscito.
Breve il tragitto. Quando ha smesso di sgocciolare mi sono incamminato verso est, verso i Boschi.
La passeggiata sembrava il modo migliore per raggiungere il mio stato d’animo prediletto.
Descriverlo è molto difficile, occorre esserne partecipi.
E’ splendido contemplare il profilo di case ossessionate nella collina buia e la strada che scintilla e serpeggia mentre gli alberi piangono. Da lontano, i fari dei lampioni perdono la lotta contro la Notte.
Perdono sempre.
Cammino e un vecchio cane bagnato mi accompagna in silenzio. I tacchi echeggiano sull’asfalto luccicante.
Ecco, è in quei momenti che mi sento bene.
Manca qualcosa. Manca qualcuno. Però mi sento bene.
Cos’è l’impossibile?
Passeggio. Rifletto. Queste le condizioni del solitario, come il paesaggio; che aspetta, riflette e si moltiplica.
Se osservati da certi occhi tutti i luoghi si assomigliano:
Providence.
Cross Plains.
Recanati.
Persino questo posto senza nome.
Ho capito, o meglio ho intuito quale postilla vada aggiunta al grande caos che costituisce il Pensiero: nessuno è felice, però ci si avvicina se si regala la possibilità di diventarlo.
La preclusione alla Felicità è frutto dell’errore, quel grande errore che fa confondere i sogni a occhi aperti con l’incubo della realtà, che poi divenne anche il nome della band (Nightmare Dreamer).
Riuscire a tenere separati questi due aspetti garantisce l’unica scappatoia per fuggire l’Assoluto.
Eppure eccomi cui, insoluto e fuggitivo e pronto a errare all’infinito finché non sarò divenuto il mio peggiore anche se piccolo nemico. Tanta considerazione di sé poteva (doveva?)  chiudere un capitolo, ma quando ce ne sarà un altro?  A che scopo?
Non mi va di fare nulla. Non trovo il fuoco del pendolo.
Trovo soltanto le differenze però vorrei non averle notate.

lunedì 28 gennaio 2019


LETTO 7991442

La vita fa schifo.
O meglio, la MIA vita fa schifo.
Niente lavoro, niente soldi.
Però con così tanto tempo libero nel corso della giornata non ho di che lamentarmi.
Il fatto è che a venti anni forse dovrei essere più tranquillo, invece RESTO apatico, quasi del tutto privo di passioni  e di reale interesse per qualcosa.
Mi rifugio nella lettura, nella creazione di nuove storie  e soprattutto nel conforto orizzontale del mio letto freddo. Letto e riletto.
E’ davvero questo che voglio nella vita?
Purtroppo, sì.
La paura che la mia attuale condizione cambi in modo repentino è angosciante.
Paura di fallire, di venire costretto da un distorto senso del dovere a fare cose per cui non provo il minimo interesse.
Sto rifiutando un’altra volta i risultati sempre più scarsi e insignificanti che avevo ottenuto dopo che mi ero convinto a reagire un po’ di mesi fa, appena dopo la cattura.
Prendevo le distanze da chi mi circonda: familiari, conoscenti, amici, ragazze, vicini.
Sono rimasti solamente gli altri prigionieri della Struttura.
Mi piacerebbe trovare qui la vera solitudine. Allora non dovrei più temere nulla.
Ma è troppo difficile e credo di non essere ancora pronto.
Almeno mi resta il letto. Aveva ragione Marcel Proust: sotto le coperte è possibile trasformare la sofferenza, scomporla in elementi diversi e magari trarne ispirazione.
Invece secondo S. A. Kierkegaard vivere un’esistenza di Poeta è triste.
Sono d’accordo, eppure provarci qui significherebbe peccare di presunzione.
Allora attendo laggiù tra le lenzuola grigie su delle molle sconnesse  nascoste nel vecchio materasso straziato. Gracchiano nel buio, unico compagno notturno sempre lontano dagli occhi delle guardie.
Quanta potenzialità rimane inespressa in una insonne notte orizzontale?
La fantasia che corre senza freni, pericolosa e imprevedibile. Crudele realismo tra le pieghe sussurrate di un’utopia sfuggente; sogni di giustizia e cedimento verso piaceri rifiutati in cambio di supplizi e atti di dolore.
Sarebbe Amore o Morte? Non sia mai: soltanto amore fuori ma qui solo dolore.
La Morte non è per noi umani. Quel Dio che nessuno vede non la concede.
In nessun caso.

martedì 9 ottobre 2018

3 - 1 Sogno


Martedì?

Ho sognato di fare l’amore, appena prima di svegliarmi.
Un’esperienza dolce, lenta e delicata. 
Una cosa tra amici, come un antico favore restituito.
In sottofondo “Cure me”, di Elisa.
Ma al risveglio il profumo di lei era scomparso, rovinato da uno stato emotivo peggiore della Morte. La prigionia fa strani scherzi.
Il sogno precedente non era ancora nemmeno svanito: la Città di notte brulicante di forme indistinte, di mille luci che balenavano sulle pozzanghere di pioggia sporca. Dormivo con una sconosciuta, cercando di non fare rumore.
Poi di nuovo: in giro in auto in periferia.
Lo smog. C’era lo smog. Poi ancora quel letto minaccioso di sonni inquieti. Dov’era? Di chi era?
Sono bloccato qui sotto da troppo tempo e non ricordo.  
Ma la cella puzza di smog.