Visualizzazione post con etichetta memoria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta memoria. Mostra tutti i post

martedì 7 aprile 2020

SOGNI NEGATI

SOGNI NEGATI

Un altro sogno, fatto di sprazzi e brandelli. Mio fratello licenziato in tronco che stringeva in pugno la cornetta scollegata o tranciata da un vecchio telefono di rete, non si capisce.
Blaterava qualcosa sull’ingiustizia e sull’indipendenza muovendo le labbra ma il suono della sua voce proveniva dal trasmettitore impugnato. Tornammo a casa fino all’atrio mentre la luce svaniva e spinta la porta d’ingresso notai tre buste nella buca delle lettere.
Due sembravano senza importanza ma la terza conteneva un invita per una festa speciale.


Al mio risveglio nella cella non ricordavo altro ma ma rimasi teso e nervoso per il resto della mattinata. Non erano in programma ulteriori prove, esami o controlli.
“Non cercate di cambiare o trascorrerete qui tutta la vita” è la frase verniciata sul muro grande della sala mensa. Forse dovrei arrendermi alla condizione di prigioniero, accettare gli ultimi quattro anni e smetterei rifugiarmi nel passato. Qui si peggiora. Non abbiamo rapporti, non cerchiamo contatti. Confidenze e approfondimenti non sono che ricordi sbiaditi, ogni giorno più trasparenti. Qualcuno è già regredito.
Non io. L’imbarazzo non mi abbandona anche quando la fiducia se ne è andata. Sostenere una conversazione normale, fatta di parole e frasi pronunciate a voce  qui viene percepito come contro natura. Ma non mi arrendo. No.

martedì 15 ottobre 2019

007


0 79642 - 007

Ho riletto la posta cento volte. Non ce n’era bisogno ma l’ho fatto comunque. 
E’ un furto. Non è la mia, non ne ricevo.
 Questo luogo è fuori posto, fuori dal tempo. Non vediamo altre persone. Non ci sopportiamo tra noi. Non siamo mai soli, così sorvegliati. Eppure lo siamo.
 Assomiglia a una scelta consapevole, questa della solitudine prolungata. La realtà intorno sfuma, si confonde con ricordi non miei attraverso le confidenze scritte a penna da una sconosciuta a un altro detenuto che loro malgrado ora conosco meglio di se stesso.
 Eppure è ancora il letto il mio confidente e il mio compagno di cella. L’oggetto del mio riposo avvolge la preda con le sue corde invisibili fatte di spossatezza e rassegnato torpore.
 L’immediatezza che provavo nell’agire di notte in fuga dagli inseguitori, dai cani e dalle guardie non è che un lontano ricordo, il suo posto nel mio cervello occupato da elucubrazioni sempre più sguscianti. Perché nessuno mi scrive?
 Ho davanti venti anni di vita da recluso e non un volto con il quale colloquiare quando uscirò.
 Il mio vicino di cella prega tutte le notti ma non capisco le parole. E’ un mormorio che non approda a nulla, all’apparenza senza capo né coda. Prova angoscia, si dispera, ha la nausea, cede al dolore e aspetta una risposta. La sua e la mia singolarità non entrano mai in contatto, non condivide con me le sue sofferenze e ne ha ben donde.
 Forse ci si potrebbe compatire a vicenda nell’attesa di una luce che ci guidi in questo labirinto buio fatto di attese. 
Gli altri ne parlano: c’è un tunnel nero che serpeggia tra i corridoi attraverso le porte blindate, gli allarmi e le telecamere, un corridoio di possibilità intersecate coi decimi di secondo, i ronzii dei servomotori e le tensioni basse della luce blu. 

C’è un modo per scappare.

lunedì 30 settembre 2019

4 - 5 In Memoria


79681

“And I thank you for bringing me here…”
Depeche Mode “Home”

Ancora più insopportabile. Questa sera mi è salita la Nausea, mescolata a un disperato autentico bisogno di novità.

79602
Ho peccato di presunzione d’innocenza. Letta la sentenza ho creduto di riscontrare analogie tra la vicenda del condannato e la mia storia. Un sistema di corrispondenze nascoste ma rivelatrici generato ad hoc per incastrarci. Forse potrebbe cavarcene qualcosa di concreto il mio avvocato, non certo io che sono intrappolato qui sotto. Tuttavia per non perderne il ricordo ho cominciato a registrare su carta ogni dettaglio, comprese le immagini forti.
 Purtroppo sono sprovvisto del materiale necessario per operare: uso il retro di vecchie lettere lasciate abbandonate dal precedente “ospite” della cella, un chiodo spuntato e gocce di sangue.
Ho l’essenziale.
79601
Ciò che aggiungerò sarà un di più. Sarà troppo.
Il suo cammino si è concluso. La morte è sopraggiunta da tempo.
Non tutta insieme. Sfogliata nei suoi diversi strati dal più tenue fino all’ultimo patinatissimo velo nero.
Sociale. La libertà sottratta e la memoria cancellata. Nessun documento né legame.
Culturale. Negata la scelta di pensare, istruirsi e imparare non restano che le domande.
Logica. Nessuno sa nulla di come sia potuto accadere così tanto in quest’ordine in un tempo così breve.
Mentale. La perdita di sé può essere letale per alcuni che lasciano indietro il corpo a giacere al buio da solo.
Muscolare. Cibo scarso e inadatto, acqua sporca e infermeria carente. Letti obliqui in camere insalubri. La tosse e l’apatia.
Alla fine non c’è più nulla se non le contaminazioni. Le variazioni.
Ma perché? Il tempo qui ci annulla, decodifica e appiattisce. Non c’è scampo.
Nessuna dignità. L’abbiamo perduta insieme al nostro nome e agli effetti personali.
“Vi verranno riconsegnati al termine dello sconto di pena”.
Era il fascino del nuovo che accantona l’antico, familiare lascito in cambio dell’ignoto inintelligibile e onnipresente al di là del muro. Perduto esso, è giunta la paura. Essi sono simili a noi, prigionieri come noi. Come loro. Come gli altri.
79599
Sragiono. Il paradosso è l’unica via di fuga.
Quel figlio illegittimo dell’Assurdo ci permette di non mediare. Di non capire. Il paradosso ci salverà. Forse l’ha già fatto.
Senza di esso sarei perduto come il precedente inquilino. Ringrazio l’altro condannato per avermelo prestato. Tutto ciò è molto bello oggi. In fondo chi aveva ragione? I giudici? Lui?
L’hanno mandato qui come hanno fatto con me. Senza prove, soltanto indizi di colpevolezza. Prima di me un altro processo. Tra le righe della sentenza intrisa di amarezza si legge forse di quel paradosso che nessuno ha percepito come tale: quell’uomo era innocente. Non così io. Due volti per un destino comune. Sono dunque fortunato in quanto colpevole? Davvero c’è giustizia a questo mondo? La coerenza non è mai stata il suo forte, ma la presunzione sì.