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martedì 7 aprile 2020

SOGNI NEGATI

SOGNI NEGATI

Un altro sogno, fatto di sprazzi e brandelli. Mio fratello licenziato in tronco che stringeva in pugno la cornetta scollegata o tranciata da un vecchio telefono di rete, non si capisce.
Blaterava qualcosa sull’ingiustizia e sull’indipendenza muovendo le labbra ma il suono della sua voce proveniva dal trasmettitore impugnato. Tornammo a casa fino all’atrio mentre la luce svaniva e spinta la porta d’ingresso notai tre buste nella buca delle lettere.
Due sembravano senza importanza ma la terza conteneva un invita per una festa speciale.


Al mio risveglio nella cella non ricordavo altro ma ma rimasi teso e nervoso per il resto della mattinata. Non erano in programma ulteriori prove, esami o controlli.
“Non cercate di cambiare o trascorrerete qui tutta la vita” è la frase verniciata sul muro grande della sala mensa. Forse dovrei arrendermi alla condizione di prigioniero, accettare gli ultimi quattro anni e smetterei rifugiarmi nel passato. Qui si peggiora. Non abbiamo rapporti, non cerchiamo contatti. Confidenze e approfondimenti non sono che ricordi sbiaditi, ogni giorno più trasparenti. Qualcuno è già regredito.
Non io. L’imbarazzo non mi abbandona anche quando la fiducia se ne è andata. Sostenere una conversazione normale, fatta di parole e frasi pronunciate a voce  qui viene percepito come contro natura. Ma non mi arrendo. No.

lunedì 6 gennaio 2020

Senza Titolo


SENZA TITOLO

Questa mattina sono stato assalito da una sgradevole sensazione di impotenza.
Mi sono reso conto di certi bruschi problemi di comunicazione tra le persone e mi sono anche vergognato per la mancanza di coraggio e per l’indolenza che ci hanno colpiti con insistenza persino quaggiù.
Ho ricevuto la posta e c’era un invito. Una nota allegra nel grigiore della prigione. Sono forse così assuefatto da non notarlo più? E’ inutile.
Fuori tutti avranno tante cose da fare, compiti da terminare, azioni da svolgere. Ma qui no.
Ci limitiamo a immaginare il trascorrere del Tempo. A sentirlo. La necessità del contatto svanisce presto dopo l’isolamento. Nessuno si è fatto degli amici.
Meglio lasciar perdere le corrispondenze con il mondo esterno. Anch’esso progetta sempre meno. Pochi futuri si intersecano, sempre meno numerosi e più moderati. Come priorità di qualcun altro, così nessuno è felice e non fa nulla.

giovedì 26 dicembre 2019

2325 - A


NIENTE DI NUOVO

Questa sera mi è tornato in mente un fatto a cui ho pensato per diversi minuti di seguito.
Un vecchio regalo per una vecchia amica di un’amica.
Ho sorpreso me stesso così senza ragione a riflettere attentamente su quali pensieri mi avessero spinto a un gesto tanto futile quanto patetico.
Sono stato un idiota.
Autentico, confuso, demotivato.
Lezione imparata: NON FARLO PIU’!
Peggio per me, per voi, per loro. Tutto torna, anche le circostanze non più avverse legate a esperienze dolorose. Evitare l’azione riduce il senso dell’errore.
La vera vita non è. Persone importanti si toccano tra loro senza osservarsi mentre la falsa vita non influenza il mondo al pari dell’osservatore. E’ permesso dunque il Grande Disinteresse per mezzo del quale nessuno guadagna. Non rimettiamo i nostri peccati.
Non prendo nulla. Non do nulla. Chi si rende inutile trova inutili tutti gli altri, con l’eccezione della presenza assente racchiusa nel nome, l’immagine, la frase. Sentimenti su carta senza rima.
Accogliamo la telepresenza come amicizia convenzionale assurta a conclusione inevitabile  come via di fuga. Non è detto che dispiaccia alla Prigione.
Spregevole. Orribile. Peggiore. Viva.

lunedì 9 dicembre 2019

CRITICHE - 1 - Terribile


TERRIBILE

Mi chiedo come certa critica benpensante abbia potuto stroncare opere minori intrise di caldo orrore metropolitano con poche righe frettolose.
 “Il Muro” è ua raccolta terribile. TERRIBILE!
Se uno qualsiasi dei racconti venisse inserito di sotterfugio in un’antologia horror come ad esempio “Scheletri” pochi noterebbero la differenza, quasi di sicuro a causa delle differenze di stile e di stesura che peraltro nella traduzione italiana si perderebbero per la maggior parte.
E’ grave. Forse nel 1939 certi concetti potevano venire apprezzati come novità ma è più probabile che un autore affermato nonché eccelso filosofo e drammaturgo potesse ottenere successo immediato e indiscutibile mentre un bestseller senza titolo vedrà sempre stroncate dalla critica maggiore tutte le pagine che vende.
C’è un aspetto BRUTALE in questa faccenda: il metro di giudizio parziale ivi impiegato sarebbe persino uno dei motivi di misantropia intrinseca descritti benissimo ne “Il Muro”.
Altra benzina sul fuoco. Non sempre il successo di pubblico donerà l’immortalità, ma con ciò?


 Anche “Intimità” è terribile.
La peggior realtà riscontrabile in momenti come questo ma trasfigurata sotto forma di parole in un racconto scorrevole.
Come sarà mai possibile ritrovare in un solo brano così tante coincidenze? Ancora più terribile.
Ma lasciamo stare certe illazioni bizzarre. Scosse psicologiche che ci fanno continuare così nonostante tutto il fango che aleggia intorno all'Intellighentia. L’appiattimento narrativo è progressivo e ha dell’incredibile se messo in relazione all’intera società occidentale post dopoguerra osservata a posteriori.
Ecco, se non leggiamo abbastanza J.P. Sartre non abbiamo una visione chiara ma troppi dettagli stipati alla rinfusa sui giornali. E’ Terribile. Terribile.