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mercoledì 12 agosto 2020

 Hey 💀

Trovate su WATTPAD il mio primo racconto breve completo, che non ripubblico qui a causa della lunghezza eccessiva come singolo post

La notazione per la ricerca è la seguente:

933601506 Oltreconfine

Ho una scorta di storie scritte ancora mai viste da gestire e sto cercando di capire come fare per svolgere al meglio la loro diffusione. 

Nell'attesa buone letture, qualunque testo sfogliate.

R.M.

lunedì 9 dicembre 2019

CRITICHE - 1 - Terribile


TERRIBILE

Mi chiedo come certa critica benpensante abbia potuto stroncare opere minori intrise di caldo orrore metropolitano con poche righe frettolose.
 “Il Muro” è ua raccolta terribile. TERRIBILE!
Se uno qualsiasi dei racconti venisse inserito di sotterfugio in un’antologia horror come ad esempio “Scheletri” pochi noterebbero la differenza, quasi di sicuro a causa delle differenze di stile e di stesura che peraltro nella traduzione italiana si perderebbero per la maggior parte.
E’ grave. Forse nel 1939 certi concetti potevano venire apprezzati come novità ma è più probabile che un autore affermato nonché eccelso filosofo e drammaturgo potesse ottenere successo immediato e indiscutibile mentre un bestseller senza titolo vedrà sempre stroncate dalla critica maggiore tutte le pagine che vende.
C’è un aspetto BRUTALE in questa faccenda: il metro di giudizio parziale ivi impiegato sarebbe persino uno dei motivi di misantropia intrinseca descritti benissimo ne “Il Muro”.
Altra benzina sul fuoco. Non sempre il successo di pubblico donerà l’immortalità, ma con ciò?


 Anche “Intimità” è terribile.
La peggior realtà riscontrabile in momenti come questo ma trasfigurata sotto forma di parole in un racconto scorrevole.
Come sarà mai possibile ritrovare in un solo brano così tante coincidenze? Ancora più terribile.
Ma lasciamo stare certe illazioni bizzarre. Scosse psicologiche che ci fanno continuare così nonostante tutto il fango che aleggia intorno all'Intellighentia. L’appiattimento narrativo è progressivo e ha dell’incredibile se messo in relazione all’intera società occidentale post dopoguerra osservata a posteriori.
Ecco, se non leggiamo abbastanza J.P. Sartre non abbiamo una visione chiara ma troppi dettagli stipati alla rinfusa sui giornali. E’ Terribile. Terribile.

mercoledì 5 marzo 2014

HPL 1

HPL - 1

Howard Phillip Lovecraft ha sviluppato la propria narrativa  a partire da fonti disparate, tra le quali occupano un posto di rilievo le fiabe raccolte dai fratelli Grimm e anche “Le mille e una notte”.
 Per inciso, anch’io quand’ero molto giovane lessi  entrambe le opere. Mi sono poi infatti ricomprato l’edizione super economica NCE delle belle fiabe arabe.
 HPL era appassionato di astronomia, in merito alla quale scrisse diversi articoli. Per quattro anni pubblicò un foglio periodico a essa dedicato.
 Già a sette anni legge N. Hawthorne (“Wonder Book”, “Tanglewood Tales”). In seguito si appassiona alle traduzioni in inglese dei miti classici: Bulfinch, Garth, Dryden, Addison. A quell’età incomincia a scrivere i primi racconti del soprannaturale.
 Affascinato dall’Inghilterra vittoriana, si sforza di assumerne lo stile di vita e ne adotta il datato vocabolario (Walker’s Dictionary, 1804). Il suo grande interesse per le scienze in genere è mitigato dal disprezzo per la matematica pura. La scoperta di E.A. Poe modifica la sua precoce passione per i solari miti greci. Decide comunque di cimentarsi con la poesia epica, resa attraverso caratteristici “decasillabi eroici”.
 Tuttavia, a ventun anni riprende la via della narrativa, per puntare soprattutto alla perfezione tecnica, in modo da trascrivere nel modo più fedele possibile le immagini vivide partorite dalla propria spiccata, nonché sfrenata,  immaginazione

IL DONO DELLA SINTESI

HPL ha sintetizzato attraverso una miriade di immagini più o meno accessibili (alcune delle quali, non fosse per la ridondanza di espressioni forse anche volutamente grevi , non sarebbero affatto prive di un certo gusto artistico) il senso di meraviglia dell’uomo mentre è dominato dall’angoscia. Si tratta di una visione distorta dentro e dietro ai quali non è possibile scorgere altro se non un meccanicismo implacabile, imperante, che sottrae spazio all’anima e ai sentimenti.