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martedì 15 ottobre 2019

007


0 79642 - 007

Ho riletto la posta cento volte. Non ce n’era bisogno ma l’ho fatto comunque. 
E’ un furto. Non è la mia, non ne ricevo.
 Questo luogo è fuori posto, fuori dal tempo. Non vediamo altre persone. Non ci sopportiamo tra noi. Non siamo mai soli, così sorvegliati. Eppure lo siamo.
 Assomiglia a una scelta consapevole, questa della solitudine prolungata. La realtà intorno sfuma, si confonde con ricordi non miei attraverso le confidenze scritte a penna da una sconosciuta a un altro detenuto che loro malgrado ora conosco meglio di se stesso.
 Eppure è ancora il letto il mio confidente e il mio compagno di cella. L’oggetto del mio riposo avvolge la preda con le sue corde invisibili fatte di spossatezza e rassegnato torpore.
 L’immediatezza che provavo nell’agire di notte in fuga dagli inseguitori, dai cani e dalle guardie non è che un lontano ricordo, il suo posto nel mio cervello occupato da elucubrazioni sempre più sguscianti. Perché nessuno mi scrive?
 Ho davanti venti anni di vita da recluso e non un volto con il quale colloquiare quando uscirò.
 Il mio vicino di cella prega tutte le notti ma non capisco le parole. E’ un mormorio che non approda a nulla, all’apparenza senza capo né coda. Prova angoscia, si dispera, ha la nausea, cede al dolore e aspetta una risposta. La sua e la mia singolarità non entrano mai in contatto, non condivide con me le sue sofferenze e ne ha ben donde.
 Forse ci si potrebbe compatire a vicenda nell’attesa di una luce che ci guidi in questo labirinto buio fatto di attese. 
Gli altri ne parlano: c’è un tunnel nero che serpeggia tra i corridoi attraverso le porte blindate, gli allarmi e le telecamere, un corridoio di possibilità intersecate coi decimi di secondo, i ronzii dei servomotori e le tensioni basse della luce blu. 

C’è un modo per scappare.

venerdì 4 ottobre 2019

0 - 0 . Piove. [Quinta Stagione, Vuoto]


79622/0, h 23.32

Qual è il segreto della pioggia?

Questa notte ho parlato.
 Non avrei dovuto cedere, lo so. Ma mi hanno mostrato le foto del Cimitero dei Senzanome condite di vaghe allusioni sul futuro incerto di coloro che, detenuti, si dovessero rivelare poco collaborativi. E’ una specie di gioco immaginario anche se sono ben consapevole che la possibilità di vincere la partita è andata perduta nel momento in cui ho messo piede qui dentro, un passo dietro l’altro di questa danza macabra dal ritmo incerto.
Le lesioni multiple, le macchie di sangue, il sesso coatto, il pallore sui volti di chi non vede un raggio di luce da troppo tempo, i conati di vomito accompagnati da convulsioni violente e il battito. Quel battito.
Sempre uguale sempre presente anche quando non incombe. E’ lì in attesa, cadenzato e implacabile. Quel rintocco notturno senza orologi a scandirne i tempi... finchè poi le porte si spalancano, irrompono i guardiani e ne trascinano fuori un altro. Fino al prossimo rintocco.
Ho parlato. Ho detto loro quel che so, che ho capito che c’entra l’acqua quando scorre nei tubi e si raccoglie nelle vasche. La pioggia scroscia e tamburella sui vetri, cola in rigagnoli  nel plesso dell’intera struttura attraverso canali di rame. Lo so. L’ho progettata. Quando sale il livello, la spinta muove il cardano che fa battere quel rintocco maledetto.  Non ricevono ordini da anni. E’ soltanto la pioggia che non smette di scendere, a decidere l’ora della condanna. Piove per un motivo segreto, nero che più nero non si può: è Scienza Nera.

martedì 2 luglio 2019

4 - 4 Subterranea


Subterranea

Sono ancora qui.
Inavvicinabile ma presente, tengo fede al mio impegno di ignorare i consigli di chi è sempre pronto a elargirne. Il mondo là fuori sarà lo stesso teatro dell’Assurdo di come l’avevo lasciato?
Qui sotto la verità è merce rara.
Lontani nel tempo E nello spazio abbiamo una fortuna insperata: i vecchi, controversi rapporti non corrono alcun rischio di rovinarsi finché rimarremo confinato entro queste grotte.
Il passato che era scritto è stato cancellato, i confidenti abbandonati nell’ufficialità di una delega firmata dal Direttore. E’ sua facoltà stabilire chi può avere contatti con l’eterno e chi no ma sono in pochi ad approfittare della possibilità loro concessa.
Rarefazione e e rinuncia. L’occupante della cella vicino alla mia ripete instancabile: “posso decidere chi ascoltare e chi no, precludermi ogni emancipazione, allontanarmi quanto voglio. Posso scegliere di rimanere solo. Posso fare tutto! Sono libero.”
E io? Stufo dei consigli elargitimi, fuggo il cappio della giustizia sommaria, invadente, cieca e spietata che vige oltre i cancelli. Ma di qui in poi cominciano i dubbi. Una volta cancellato il passato quale incerto futuro attende coloro che scelgono di varcarli? Nessuno è mai tornato indietro. Nessuno.
Io qui sono soddisfatto, ma non vale per tutti. C’è quello là in fondo, nella cella buia, che vive di nausea, prova l’angoscia, oscilla tra la noia e il dolore, cerca sollievo dalla disperazione immanente. Ripete che il suo destino è già scritto. Ma si sbaglia.
Che dire degli altri? L’artista senza tela ha grattato le pareti del suo spazio con un chiodo arrugginito per tracciare  l’abbozzo della sua versione del Giudizio. Nessuno l’ha mai visto ma costui sostiene di aver completato il suo capolavoro più autentico.
Laggiù, in cima alla scalinata, passeggia il filosofo. Avanti e indietro, senza posa. Lo aiuta a pensare, dice. Ci spiega cosa pensa, a tutti noi. Qualche volta mi fermo ad ascoltarlo, cercando di imparare. Ecco la sua lezione preferita: “Non sono niente. Noi non siamo niente. Voi non siete niente. Penso dunque esisto ma non per questo sono. Non pregate. Non serve. Non riflettete. Non amate. La vita qui nella Caverna proietta l’ombra delle idee, ma non possiamo vederle. Qui muore l’identità umana mentre la vita va avanti nella linea del Tempo FUORI dalla Caverna. L’Eterno e il finito sono in contatto e noi facciamo da tramite. Vedete? Nulla si trasforma, ma perde d’identità. Rammentatelo.”
Come dargli torto? Qui sotto non c’è più nulla da chiarire. Le luci si affievoliscono, le ombre svaniscono, i nomi vengono in fretta dimenticati, le identità scompaiono. Chi siamo? Chi eravamo? Nessuno lo sa.   

mercoledì 13 marzo 2019

NERO punto Uno punto Dieci


NERO .1.10

Pioveva.
Chi è felice solo quando piove?
Ho indossato i miei soliti abiti neri, messo gli stivali e infilato l’impermeabile, poi ho preso l’ombrello (nero) e sono uscito.
Breve il tragitto. Quando ha smesso di sgocciolare mi sono incamminato verso est, verso i Boschi.
La passeggiata sembrava il modo migliore per raggiungere il mio stato d’animo prediletto.
Descriverlo è molto difficile, occorre esserne partecipi.
E’ splendido contemplare il profilo di case ossessionate nella collina buia e la strada che scintilla e serpeggia mentre gli alberi piangono. Da lontano, i fari dei lampioni perdono la lotta contro la Notte.
Perdono sempre.
Cammino e un vecchio cane bagnato mi accompagna in silenzio. I tacchi echeggiano sull’asfalto luccicante.
Ecco, è in quei momenti che mi sento bene.
Manca qualcosa. Manca qualcuno. Però mi sento bene.
Cos’è l’impossibile?
Passeggio. Rifletto. Queste le condizioni del solitario, come il paesaggio; che aspetta, riflette e si moltiplica.
Se osservati da certi occhi tutti i luoghi si assomigliano:
Providence.
Cross Plains.
Recanati.
Persino questo posto senza nome.
Ho capito, o meglio ho intuito quale postilla vada aggiunta al grande caos che costituisce il Pensiero: nessuno è felice, però ci si avvicina se si regala la possibilità di diventarlo.
La preclusione alla Felicità è frutto dell’errore, quel grande errore che fa confondere i sogni a occhi aperti con l’incubo della realtà, che poi divenne anche il nome della band (Nightmare Dreamer).
Riuscire a tenere separati questi due aspetti garantisce l’unica scappatoia per fuggire l’Assoluto.
Eppure eccomi cui, insoluto e fuggitivo e pronto a errare all’infinito finché non sarò divenuto il mio peggiore anche se piccolo nemico. Tanta considerazione di sé poteva (doveva?)  chiudere un capitolo, ma quando ce ne sarà un altro?  A che scopo?
Non mi va di fare nulla. Non trovo il fuoco del pendolo.
Trovo soltanto le differenze però vorrei non averle notate.

martedì 19 febbraio 2019

A Rovescio


Umanesimo a rovescio:

“ci sono solo io”

Ho appena terminato di leggere le vecchie lettere, molto belle, che mi ha spedito A.C. a partire da un anno fa. Pensavo di ritrovare qualcosa che avevo dimenticato ed è andata proprio così.
Forse ho fatto bene ma se non avessi osato sarebbe stato meglio,
infatti mi rendo conto che tutti i progressi degli ultimi sei mesi sono già andati perduti; sono bastati quindici giorni di solitudine autoimposti dopo la morte di Barbara. La parte peggiore è che SO di sbagliare ma mi sono arreso comunque.
Trascuro gli hobbies. Mi rimangono i libri di letteratura e dintorni.
Trascuro gli amici.
Sto demolendo man mano le relazioni extrafamiliari. E’ vero anche che dopo il servizio militare sarebbe stato difficile riprendere le fila dei vecchi rapporti, fattisi sempre più labili.
Perciò esco poco, non parlo con le ragazze per molti giorni di fila. Snobbo gli inviti; saluto da lontano; mi fermo appena a scambiare due chiacchiere per poi fuggire via alla svelta. Sempre meno persone mi cercano e perlopiù non mi faccio trovare.
Cancellare una vita è molto più facile che ricostruirla. Spero anche di poter trovare un lavoro solitario di modo da essere a contatto con il minor numero possibile di persone.
In famiglia non c’è molto di cui parlare ma purtroppo bisogna ancora sottostare a una strana legge di equilibri interni. E’ noioso. Allora me ne rimango a letto a dormire.
Questo avevo dimenticato, ma A.C. me lo ha fatto ricordare: come fare per mettermi da parte.
Quanto tempo passerà prima che fugga anche i rapporti epistolari e così anche lei, tradendo la nostra amicizia?
Ieri ho gettato nell’immondizia ammennicoli e ricordini dei miei primi tredici (13!) anni di vita. Nel compiere quell’operazione mi è parso di provare un piacere perverso mescolato al disgusto per il mio passato.
Sto rifiutando me stesso, un pezzo per volta.
Non ci sono basi per il futuro ed è stupido demolire così il passato. In questo modo infatti mi renderò più vuoto, tediato, brutto e cattivo che mai; più di quanto sia mai stato.
E mi domando ancora: perché?
Ma la causa e dunque la colpa ricadrà su di me solo.
L’unico a rimetterci e a pagarne il prezzo sarò io.
Ho deciso e attuato da me medesimo la Fine. Nessun altro verrà coinvolto.
A.C. Mi ha scritto più volte che a lei IMPORTA di tutto ciò. Che significa? Si tratta forse di vera amicizia? O non vuol dire altro che due anime simili nel vuoto della vita si sentono meno sole? Io però mi ripeto che il mio peggio ancora deve giungere…

👤 PS: questa sera provo paura. Il timore tangibile di infilarmi sotto le 
                  lenzuola solo con i miei pensieri 

martedì 15 gennaio 2019

BALLA!


BALLA!

Sembrava un altro ballo mascherato. Invece si va in guerra.
Ma questo cosa c’entra?
Dicono tutti che parlo troppo ma hanno ragione. Come farei altrimenti a espormi? Indifeso. Debole. Testardo. Un sguardo che fa crollare i muri ma non convince.
Sacrificio, perdita e capitolazione sono a un passo dalla vittoria. Spesso la posta in gioco non ne vale la pena.
E io? Anche quando ci tengo, li lascio perdere. Faccio così. Rinuncia e resa in offerta.
“Ma che bravo!” gridano dagli spalti. A me invece viene da pensare “che stupido!” mentre la cera persa cola in terra per lasciare tutto lo spazio al bronzo, che se lo merita. Terzo classificato. 
La forza di combattere la trovo. Il rischio di battagliare contro l’altro me stesso include però l’ingresso in scena per l’ultimo spettacolo e la maschera deve essere rimasta lì, da qualche parte. Escluso alla prima tornata, ripescato a sorteggio. Una batosta alla volta senza mai perdere il posto per lo scontro successivo ed eccoci in finale.
L’arena è grande. Sdegno e Solitudine saranno gli arbitri di questo scontro inaccessibile senza biglietto.
La maschera oggettiva che porta il mirmillone è migliore del volta ivi celato: meschina ignava, ipocrita espressione di cattiveria e intolleranza. Insignificante in battaglia quell’espressione torva, ma molto difficile da riprodurre. Molto, molto difficile.
La sicurezza di sé comporta la caduta delle maschere.

giovedì 15 novembre 2018

3 - 3 La Somministrazione


-_-  Non va  -_-

Non va non va non va.
La dottoressa nera chiede una riflessione inedita: quali rischi ha comportato l’assunzione dei farmaci proibiti? Provare ad assumerne ancora è un azzardo calcolato.
Medicine per l’identità: inizi a correre coi pensieri intorno alle idee, così veloce che tutto vortica sempre più forte fino al cerchio indistinto che è bianco come una tabula rasa. Però soltanto oggi ha ammesso che non era stato portato a termine il Primo Programma.
Quindi saremmo cavie per il Secondo? Ci ritroviamo a disegnare simmetrie immaginarie con gli oggetti appuntiti che le Guardie hanno smesso di sottrarci. Chiodi spuntati non tracciano che linee spezzettate sui muri delle celle ma tanto basta per sprigionare la serie infinita di losanghe che percorrono la nostra dimensione, quel cubo di due per tre metri da cui si cerca sempre di scappare. La pausa per i pasti è l’unica occasione di convivio ma non parla nessuno, persi come siamo nei viaggi della mente così ben fertilizzata. Ci controllano e noi ci controlliamo a vicenda.
Contiamo le linee e i punti, ripercorriamo con le dita tutti i solchi. Alcuni arrivano alle serie numerate, che contano e ricontano e ricontrollano all’infinito.
Quattro barrette dritte, una a traverso.
Quattro lineette storte,una di sbieco. Poi la conta dei corpi. Poi le decorazioni.
Novello Raffaello senza pennello lascia una firma sola, la riga nera.

martedì 9 ottobre 2018

3 - 1 Sogno


Martedì?

Ho sognato di fare l’amore, appena prima di svegliarmi.
Un’esperienza dolce, lenta e delicata. 
Una cosa tra amici, come un antico favore restituito.
In sottofondo “Cure me”, di Elisa.
Ma al risveglio il profumo di lei era scomparso, rovinato da uno stato emotivo peggiore della Morte. La prigionia fa strani scherzi.
Il sogno precedente non era ancora nemmeno svanito: la Città di notte brulicante di forme indistinte, di mille luci che balenavano sulle pozzanghere di pioggia sporca. Dormivo con una sconosciuta, cercando di non fare rumore.
Poi di nuovo: in giro in auto in periferia.
Lo smog. C’era lo smog. Poi ancora quel letto minaccioso di sonni inquieti. Dov’era? Di chi era?
Sono bloccato qui sotto da troppo tempo e non ricordo.  
Ma la cella puzza di smog.

lunedì 24 settembre 2018

VeraScatolaNera


🔲 VERA SCATOLA NERA 🔲

68125

CONTA!

Sono otto vertici; dodici spigoli; sei lati; sei sensi:

Buio per la vista
Freddo al tatto
Vuoto nel gusto
Polveroso all’olfatto
Silenziato dall’udito

Sesto Senso in isolamento.

Fuggire è IMPOSSIBILE
Morire è INUTILE
Fermarsi  NO.

MAI.
🔲

giovedì 20 settembre 2018

2 - 7 La Valutazione Sistematica


LA VALUTAZIONE SISTEMATICA

E’ ufficiale: www.lacameradeimisteri.org
Mai più pagina BIANCA.
Ventuno anni sono trascorsi , chiamiamo “post” le note sul diario che non è più segreto.
Non  ci avrei mai scommesso. Non ci avrei mai creduto.
La socialità che repressa tormentava con le sue difficoltà la mia seppur breve adolescenza oggi si veicola attraverso simboli colorati; le frasi si sono fatte brevi ma vanno condivise tra perfetti sconosciute, tenute ferme da ancore digitali fatte di filmati e fotografie.
 L’intimo è caduto, smembrato dal tessuto che per secoli imponenevano i comandamenti laici del nucleo familiare ormai imploso. L’intimo non vale più nulla.
Questo divario impreciso tra il passato prossimo e un prossimo futuro a tutto campo accresce il solco tra i vivi e i morti, i giovani e gli infermi. Digiuni d’informatica di base, profani restano e in più tagliati fuori nel migliore dei casi.
 “Informiera, mi sento male!” chiameranno dalla corsia d’ospedale. Ma non è assurdo né sbagliato.
Un averno avulso, senza firewall di guardia li (ci) attende e chissà quanti se ne saranno già andati, senza poter tornare.
La Scrittura automatica?
Le Parole in libertà?
I Ritagli di Burroughs?
I Tagli di Frigidaire?
Tutto masticato, ma con che difficoltà! Digerito a lungo e spesso anche male. Espulso e seppellito.
Infine, dimenticato.
O Dio. L’Oblìo.