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lunedì 17 febbraio 2020

FUGACE


79700 - FUGACE

Vale la pena di menzionare almeno uno dei curiosi sogni che ho fatto questa mattina prima di scivolare nel dormiveglia. L’episodio di un mistero risolto da me come aiutante di Sherlock Holmes in persona e di suo fratello Mycroft. C’era un quarto personaggio di cui però non ricordo nulla.
E così un macabro, misterioso piano ordito in segreto da tre uomini sconosciuti fu da noi sventato non senza difficoltà. C’era un maniero, o forse era un antico palazzo vittoriano. Infine la lotta con tanto di sparatoria  e di shuriken (!) lanciate avanti e indietro, nel corso della quale il mio apporto è risultato determinante. I malintenzionati oppositori venivano affiancati da sei diverse donne, tutte vecchie conoscenze: F, B, AM, D, L e A.
Eliminati i capi siamo giunti a un accordo, c’era una passerella sospesa o forse un pontile avvolto dalla nebbia su un lago e poi… nulla. Il sogno finisce qui.   

martedì 9 ottobre 2018

3 - 1 Sogno


Martedì?

Ho sognato di fare l’amore, appena prima di svegliarmi.
Un’esperienza dolce, lenta e delicata. 
Una cosa tra amici, come un antico favore restituito.
In sottofondo “Cure me”, di Elisa.
Ma al risveglio il profumo di lei era scomparso, rovinato da uno stato emotivo peggiore della Morte. La prigionia fa strani scherzi.
Il sogno precedente non era ancora nemmeno svanito: la Città di notte brulicante di forme indistinte, di mille luci che balenavano sulle pozzanghere di pioggia sporca. Dormivo con una sconosciuta, cercando di non fare rumore.
Poi di nuovo: in giro in auto in periferia.
Lo smog. C’era lo smog. Poi ancora quel letto minaccioso di sonni inquieti. Dov’era? Di chi era?
Sono bloccato qui sotto da troppo tempo e non ricordo.  
Ma la cella puzza di smog.

mercoledì 4 luglio 2018

2 - 2 Ogni 4 luglio


Ogni 4 luglio

Si avvicina la doppia rivoluzione d’estate, fatta di fuochi d’artificio. Il cielo trema di luci colorate.
La notte non è perfetta ma diventa ogni giorno più normale, più vera. Desiderabile.
Il fabbro prigioniero  sta per scolpire l’ultimo cuoricino d’oro. Scolpire una pepita d’oro non avrebbe senso, altrimenti. L’oro si fonde, si modella. Le pietre sì, vanno scolpite. Cuori di pietra? Se ne vedono.
Ma laggiù in fondo, nell’ombra in fondo al corridoio col neon bruciato, è sempre là che aspetta l’entità senza nome. Si insidia negli angoli, si fa desiderare. Alcuni dei reclusi giurano di averla vista di sfuggita, anche se solo per un instante con la coda dell’occhio. C’è.
Tutti la incontreranno, un giorno.


Venerdì l’ho rivista. Non ha salutato. Non lo fa mai. Ma era ancora più cupa di quanto ricordassi. Dicono che rivederla porti sfortuna. E solipsismo. E commiserazione.
Il fabbro ha terminato il suo piccolo lavoro. Senza microfusione. Nessun anello.
Soltanto quel cuoricino striminzito color giallo brillante, così piccolo ma così pesante. Devo rubarglielo. E’ mio. Sarà mio.
Rubarlo sarà un piccolo peccato per una grande ricompensa.