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martedì 21 aprile 2020

ULTIMA NOTTE


ULTIMA NOTTE

Eccomi di nuovo all’ombra dei miei pensieri senza luce.
Medito di interrompere tutto il circuito con l’accetta.
L’attenzione è calata e la nicchia segreta è ben nascosta perciò non la troveranno se non per errore. Per me invece l’errore è esserci. Essere qui e ora.
Dopo il pestaggio di ieri notte il respiro si è fatto pesante, lo stomaco in subbuglio e le costole dolgono. Forse non sono rotte ma soltanto incrinate.
Ecco perché rimugino piani di fuga. Anche se non c’è modo di liberarsi della sensazione originale di essere troppo sporco nell’anima per uscire di qui lasciandomi alle spalle offese e illusioni non sarò più di troppo. Soggiace tuttavia una mezza verità nel sottofondo che nasconde la via di fuga. Il problema non è la prigione ma ciò che accadrà dopo. Non chiedo nulla e nulla otterrò. Mi dimenticheranno? Non finirà bene se mi sbaglio ma per una volta correrò il rischio.
Fuga. Domani.

💀💀💀

E.M.C.

 - FINE DELLA PRIMA PARTE -


venerdì 4 ottobre 2019

0 - 0 . Piove. [Quinta Stagione, Vuoto]


79622/0, h 23.32

Qual è il segreto della pioggia?

Questa notte ho parlato.
 Non avrei dovuto cedere, lo so. Ma mi hanno mostrato le foto del Cimitero dei Senzanome condite di vaghe allusioni sul futuro incerto di coloro che, detenuti, si dovessero rivelare poco collaborativi. E’ una specie di gioco immaginario anche se sono ben consapevole che la possibilità di vincere la partita è andata perduta nel momento in cui ho messo piede qui dentro, un passo dietro l’altro di questa danza macabra dal ritmo incerto.
Le lesioni multiple, le macchie di sangue, il sesso coatto, il pallore sui volti di chi non vede un raggio di luce da troppo tempo, i conati di vomito accompagnati da convulsioni violente e il battito. Quel battito.
Sempre uguale sempre presente anche quando non incombe. E’ lì in attesa, cadenzato e implacabile. Quel rintocco notturno senza orologi a scandirne i tempi... finchè poi le porte si spalancano, irrompono i guardiani e ne trascinano fuori un altro. Fino al prossimo rintocco.
Ho parlato. Ho detto loro quel che so, che ho capito che c’entra l’acqua quando scorre nei tubi e si raccoglie nelle vasche. La pioggia scroscia e tamburella sui vetri, cola in rigagnoli  nel plesso dell’intera struttura attraverso canali di rame. Lo so. L’ho progettata. Quando sale il livello, la spinta muove il cardano che fa battere quel rintocco maledetto.  Non ricevono ordini da anni. E’ soltanto la pioggia che non smette di scendere, a decidere l’ora della condanna. Piove per un motivo segreto, nero che più nero non si può: è Scienza Nera.

lunedì 30 settembre 2019

4 - 5 In Memoria


79681

“And I thank you for bringing me here…”
Depeche Mode “Home”

Ancora più insopportabile. Questa sera mi è salita la Nausea, mescolata a un disperato autentico bisogno di novità.

79602
Ho peccato di presunzione d’innocenza. Letta la sentenza ho creduto di riscontrare analogie tra la vicenda del condannato e la mia storia. Un sistema di corrispondenze nascoste ma rivelatrici generato ad hoc per incastrarci. Forse potrebbe cavarcene qualcosa di concreto il mio avvocato, non certo io che sono intrappolato qui sotto. Tuttavia per non perderne il ricordo ho cominciato a registrare su carta ogni dettaglio, comprese le immagini forti.
 Purtroppo sono sprovvisto del materiale necessario per operare: uso il retro di vecchie lettere lasciate abbandonate dal precedente “ospite” della cella, un chiodo spuntato e gocce di sangue.
Ho l’essenziale.
79601
Ciò che aggiungerò sarà un di più. Sarà troppo.
Il suo cammino si è concluso. La morte è sopraggiunta da tempo.
Non tutta insieme. Sfogliata nei suoi diversi strati dal più tenue fino all’ultimo patinatissimo velo nero.
Sociale. La libertà sottratta e la memoria cancellata. Nessun documento né legame.
Culturale. Negata la scelta di pensare, istruirsi e imparare non restano che le domande.
Logica. Nessuno sa nulla di come sia potuto accadere così tanto in quest’ordine in un tempo così breve.
Mentale. La perdita di sé può essere letale per alcuni che lasciano indietro il corpo a giacere al buio da solo.
Muscolare. Cibo scarso e inadatto, acqua sporca e infermeria carente. Letti obliqui in camere insalubri. La tosse e l’apatia.
Alla fine non c’è più nulla se non le contaminazioni. Le variazioni.
Ma perché? Il tempo qui ci annulla, decodifica e appiattisce. Non c’è scampo.
Nessuna dignità. L’abbiamo perduta insieme al nostro nome e agli effetti personali.
“Vi verranno riconsegnati al termine dello sconto di pena”.
Era il fascino del nuovo che accantona l’antico, familiare lascito in cambio dell’ignoto inintelligibile e onnipresente al di là del muro. Perduto esso, è giunta la paura. Essi sono simili a noi, prigionieri come noi. Come loro. Come gli altri.
79599
Sragiono. Il paradosso è l’unica via di fuga.
Quel figlio illegittimo dell’Assurdo ci permette di non mediare. Di non capire. Il paradosso ci salverà. Forse l’ha già fatto.
Senza di esso sarei perduto come il precedente inquilino. Ringrazio l’altro condannato per avermelo prestato. Tutto ciò è molto bello oggi. In fondo chi aveva ragione? I giudici? Lui?
L’hanno mandato qui come hanno fatto con me. Senza prove, soltanto indizi di colpevolezza. Prima di me un altro processo. Tra le righe della sentenza intrisa di amarezza si legge forse di quel paradosso che nessuno ha percepito come tale: quell’uomo era innocente. Non così io. Due volti per un destino comune. Sono dunque fortunato in quanto colpevole? Davvero c’è giustizia a questo mondo? La coerenza non è mai stata il suo forte, ma la presunzione sì.

mercoledì 4 settembre 2019

QUANDO MANCA LA CORRENTE

 Oggi nessun post letterario, non ho messo in ordine i frammenti da pubblicare anche se sta per scadere la registrazione del dominio che sarà comunque rinnovata in automatico. Non mi rivolgerò spesso in modo così diretto a chi legge (ma c'è qualcuno là fuori?) quindi la prova non è che una riconferma della mia volontà di proseguire sulla strada della creatività attraverso l'alfabeto comprensivo di punteggiatura, idee e poco altro.
 Il fatto che Alan Moore abbia deciso di fare la stessa cosa da una parte mi conforta; certo, scrivere in lingua inglese è avere gioco facile rispetto all'uso della nostra, della mia lingua ITALIANA. Ma è troppo bella per abbandonarla così su due piedi.
Immaginare di tradurre scritti non troppo faticosamente accumulati in più di venticinque anni di velleità come un novello Novalis non sarebbe nemmeno troppo difficile ma basta una piccola prova per capire subito che non funzionerebbe. Perchè? Spiego.

Il mio metodo personale consiste nel riscrivere su PC le pagine vergate a mano su vecchi quaderni usati a metà per mezzo di carta e penna, con qualche rara aggiunta di foglietti volanti atti a catturare al volo il guizzo del momento. Ebbene, su questi ultimi appunto anche parole, motti, frasi smozzicate in INGLESE, quando suonano bene. Il percorso inverso invece è quantomeno infelice quanto a risultati. Per esempio:

ORAL SEX 
RAZOR VAGINA
BLOODY TONGUE WORKERS

Sono titoli di canzoni dark rock? No. Intuizioni, sprazzi di suoni rapidi come schegge. Tradurle toglie senso e veemenza e accresce il tedio di chi legge nonostante la scabrosità intrinseca delle parole indagate.
Tutto chiaro? No? Non fa niente.  

venerdì 22 marzo 2019

4 - 3 Nessuno


Nessuno

Passeggiato.
Letto libro.
Piazza.
Panchina.
Bello.
Ricordo.
Recuperata parte della perduta sensibilità non ci importa più del resto. Per quanto ci sforziamo non è possibile interrompere l’isolamento qui dall’interno: 
le sbarre sono troppo spesse, ci sono troppe guardie, non c’è abbastanza luce e non filtra rumore alcuno.
Non ci importa di nessuno, eppure io so che ne verrà qualcosa di buono. Me lo sento nelle ossa anche se non posso esserne certo.
Questo moto costante di oscillazione tra noia e bisogno, tra l’ansia e l’attesa, tra smania e dolore a cui nessuno sfugge qui è legge di natura. Nessuno sfugge. Nessuno fugge.
Lo spazio che non possiamo vedere è ancora e sempre sopra e sotto di noi?
Vuoto. Nero. Infinito, con o senza la sua stolida luna.
Nessuna religione, nessun miracolo, nessun sogno, nessun mistero.
Resta soltanto la Scienza.
Scientia.
Non c’è proprio niente di illogico se persino il caos è imbrigliato da formule matematiche.
Sempre le stesse, così noiose.
Perciò i sentimenti? Provocati da sbalzi chimici corporei controllabili, dicono.
Un’iniezione e non ne resta nulla, secondo l’inserviente in infermeria.
Ma la malinconia non è la cura.

martedì 19 febbraio 2019

A Rovescio


Umanesimo a rovescio:

“ci sono solo io”

Ho appena terminato di leggere le vecchie lettere, molto belle, che mi ha spedito A.C. a partire da un anno fa. Pensavo di ritrovare qualcosa che avevo dimenticato ed è andata proprio così.
Forse ho fatto bene ma se non avessi osato sarebbe stato meglio,
infatti mi rendo conto che tutti i progressi degli ultimi sei mesi sono già andati perduti; sono bastati quindici giorni di solitudine autoimposti dopo la morte di Barbara. La parte peggiore è che SO di sbagliare ma mi sono arreso comunque.
Trascuro gli hobbies. Mi rimangono i libri di letteratura e dintorni.
Trascuro gli amici.
Sto demolendo man mano le relazioni extrafamiliari. E’ vero anche che dopo il servizio militare sarebbe stato difficile riprendere le fila dei vecchi rapporti, fattisi sempre più labili.
Perciò esco poco, non parlo con le ragazze per molti giorni di fila. Snobbo gli inviti; saluto da lontano; mi fermo appena a scambiare due chiacchiere per poi fuggire via alla svelta. Sempre meno persone mi cercano e perlopiù non mi faccio trovare.
Cancellare una vita è molto più facile che ricostruirla. Spero anche di poter trovare un lavoro solitario di modo da essere a contatto con il minor numero possibile di persone.
In famiglia non c’è molto di cui parlare ma purtroppo bisogna ancora sottostare a una strana legge di equilibri interni. E’ noioso. Allora me ne rimango a letto a dormire.
Questo avevo dimenticato, ma A.C. me lo ha fatto ricordare: come fare per mettermi da parte.
Quanto tempo passerà prima che fugga anche i rapporti epistolari e così anche lei, tradendo la nostra amicizia?
Ieri ho gettato nell’immondizia ammennicoli e ricordini dei miei primi tredici (13!) anni di vita. Nel compiere quell’operazione mi è parso di provare un piacere perverso mescolato al disgusto per il mio passato.
Sto rifiutando me stesso, un pezzo per volta.
Non ci sono basi per il futuro ed è stupido demolire così il passato. In questo modo infatti mi renderò più vuoto, tediato, brutto e cattivo che mai; più di quanto sia mai stato.
E mi domando ancora: perché?
Ma la causa e dunque la colpa ricadrà su di me solo.
L’unico a rimetterci e a pagarne il prezzo sarò io.
Ho deciso e attuato da me medesimo la Fine. Nessun altro verrà coinvolto.
A.C. Mi ha scritto più volte che a lei IMPORTA di tutto ciò. Che significa? Si tratta forse di vera amicizia? O non vuol dire altro che due anime simili nel vuoto della vita si sentono meno sole? Io però mi ripeto che il mio peggio ancora deve giungere…

👤 PS: questa sera provo paura. Il timore tangibile di infilarmi sotto le 
                  lenzuola solo con i miei pensieri